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Greta Thunberg: perché colpiamo sempre il corpo delle donne?

Colpire i loro corpi per colpire le loro idee: l'adesivo che inneggia allo stupro di Greta Thunberg, la diciassettenne Asperger che da qualche anno si batte per salvare il nostro pianeta, è solo l'ennesimo tentativo di rimettere le donne al loro posto. Un atteggiamento diffuso in tutte le fasce della popolazione e che esprime perfettamente l'impostazione patriarcale e maschilista che il dibattito pubblico non riesce a debellare.

Lo sticker di Greta Thunberg

L'adesivo realizzato dalla compagnia petrolifera canadese X-Site ha fatto il giro del web: una Greta Thunberg sottomessa, afferrata per le trecce e stuprata. Alla diffusione dell'immagine da parte di Michelle Narang, che lavora nello stesso campo della X-Site, ha risposto Greta con un tweet: «Lo fanno solo per disperazione, è la dimostrazione che stiamo vincendo». Ma la battaglia è appena iniziata e non si tratta più solo di riscaldamento globale e inquinamento.

Greta Thunberg

Greta Thunberg

Per Greta un'altra battaglia si profila all'orizzonte: quella del sessismo e della sessualizzazione del corpo delle donne "scomode", che non risparmia nemmeno una ragazzina di diciassette anni. Anzi, trova nuove argomentazioni per giustificare quello che è un atto di violenza a tutti gli effetti. Non a caso, Doug Sparrow, ceo della X-Site ha risposto che «Greta non è più una bambina, ha diciassette anni». Goliardia tossica dietro cui si nasconde la pistola fumante di un patriarcato ormai morente.

Perché colpiamo sempre il corpo delle donne?

Quello di Greta, però, non è un caso isolato, e se fa tanto parlare è più che altro per l’età della ragazza che per l’attacco sessuale, sempre più comune e diffuso in un’opinione pubblica incattivita e polarizzata. Lo vediamo negli stessi commenti ai nostri post: si passa dal chiamare “zoccola” Taylor Swift perché invita a combattere il machismo, a insinuare che la povera Silvia Romano sia andata in Africa per fare sesso con un africano; da chi saprebbe come far rinsavire dall’omosessualità Ellen Page a chi insulta Carola Rackete perché le “piacciono i neri”; e come dimenticare le perle della politica nostrana, con bambole gonfiabili che raffigurano l'ex presidente Boldrini, passando dall'espressione “culona inchiavabile” per descrivere la cancelliera Angela Merkel, senza considerare i soprannomi affibbiati a Mara Carfagna.

La lezione di rispetto e umanità di Ellen Page

Quando attacchiamo un uomo ne critichiamo gli argomenti, se non possiamo, ne mettiamo in dubbio la reputazione o le motivazioni. Con una donna, invece, scivoliamo facilmente nell’oggettificazione sessuale del suo corpo. Il patriarcato è un mezzo di controllo, e lo stupro, fisico o verbale che sia, ne fa parte.

Quel patriarcato che non vuole morire

La sessualizzazione del corpo delle donne da parte del maschilismo tossico è solo l’ultima esalazione di un patriarcato ormai morente, ma che non accetta di essere messo in discussione. E così le donne diventano mezzo e fine per rendere questa incertezza più brutale possibile. A un incremento delle libertà femminili è infatti corrisposto un aumento della violenza nei confronti delle donne.

Quando Simone de Beauvoir spiegò al mondo intero le differenze di genere

Violenza che si esprime anche con metodi sottili, come il malcelato paternalismo che da più parti sta arrivando in queste ore a sostegno di Greta e che trova appoggio nella struttura patriarcale secondo cui una donna può essere solo madre, figlia o sorella. E mentre l’adesivo campeggia sui caschetti dei lavoratori della X-Site, orgogliosi ambasciatori di sessismo, un patriarcato sdentato prova ancora a mordere.


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