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Gianni Sassi inventò Franco Battiato?

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Alle prime luci dell'alba degli anni Settanta, Franco Battiato si trova immerso nell'oscurità esistenziale più buia. Per certi versi la sua storia ricorda quella di Antoine Roquentin, protagonista de La Nausée di Jean-Paul Sartre. Entrambi quasi trentenni, entrambi in cerca di un senso più alto della propria vita ma appunto entrambi incastrati in un quotidiano sempre più asfissiante, mediocre, nauseante. E se Roquentin alla fine troverà l'ossigeno, il senso delle cose, nella composizione musicale e negli inni ragtime come Some of these days (oh, erano gli anni Trenta), il problema di Battiato è che lui nella musica c'è già con tutte e due le scarpe.

Franco Battiato, Milano e Gianni Sassi

È arrivato a Milano cinque anni prima, nel '65, con la scusa degli studi universitari. La sua vera missione però è un'altra: farsi un nome nella discografia. Sono gli anni del beat e lui ovviamente ci si getta a capofitto. Dopo aver messo a segno un paio di singoli in allegato con la Nuova Enigmistica Tascabile e aver formato un duo di musica impegnata a nome Gli Ambulanti, Francesco Battiato (il nome che appare sui primi 45 giri) ha ufficialmente esaurito il carburante. «Sentivo di avere le cellule scoperte» racconterà il Maestro a Valerio Mattioli. «Salivo sul tram e vedevo solo mostri e malformazioni, non riuscivo a tenere lo sguardo sulle persone. Fu un periodo devastante».

Quello che segue fa parte di una storia che o non si conosce per nulla, per via del semplice fatto che Battiato è entrato nell'empireo pop solo negli anni Ottanta, o che viene raccontata per metà. La pagina Wikipedia di Battiato, che oggi si è aggiornata con una notizia che non avremmo mai voluto leggere, per esempio non nomina mai, manco una volta, il nome di Gianni Sassi. Ovvero, l'uomo che per primo ha reso famoso Battiato. Ora, a dirla così qualche fan potrebbe risentirsi. Ma sebbene in un primo momento sia stato vero il contrario, a posteriori sono stati il genio e la personalità ferrea di uno come Battiato ad aver poi di fatto "sfruttato" le potenzialità di un marketer come Sassi. È solo che questa personalità ferrea, dicevamo, all'inizio degli anni Settanta è tutto fuorché ferrea.

Come Gianni Sassi inventò Battiato

Mattioli nel suo libro Superonda - Storia segreta della musica italiana parla di un Sassi che letteralmente "inventa" Battiato. Ecco, per quanto quella dell'autore rimanga una delle analisi più lucide e complete sulla genesi del fenomeno Battiato (consiglio anche Gianni Sassi. Fuori di testa. L'uomo che inventò il marketing culturale di Maurizo Marino), forse il termine qui è un pochino forte. Tanto per cominciare, dal famoso horreur d'exister sartriano il futuro Maestro non solo ci esce con le sue sole forze, ma lo fa assorbendo dosi massicce di meditazione trascendentale, induismo, buddismo e cabala ebraica. Cioè lo stesso mix di spiritualità esotica che poi farà da scheletro a tutta la sua carriera e produzione artistica. Oltre che alla sua vita di uomo.

Personaggio eternamente discusso tra i puristi della musica impegnata, Gianni Sassi non ha mai fatto mistero della sua natura. Battiato lo incontra per la prima volta nel 1971, quando la Bla Bla Records contatta lo studio di cui Sassi è socio per curare le grafiche di Un falco nel cielo, primo singolo della neonata band di Battiato: gli Osage Tribe. Milano è già un pentolone che ribolle di prog, freak di Brera e filosofie orientali. In più, la violenza della strage di Piazza Fontana, con il via alla stagione degli Anni di Piombo, ha ridisegnato i confini dello shock nella mente dell'italiano medio spostandoli molto più in là rispetto a quelli della impudica Summer of Love di qualche anno prima.

Il modus operandi di Sassi, insieme al suo socio e copywriter Albergoni (lo studio si chiama molto intuitivamente Al.Sa.) trasferisce un po' di questo spirito radicale, schietto, contestatore e anche un pochino crudo nel mero marketing. Poco importa se il cliente dello studio è una ditta produttrice di giocattoli oppure la Busnelli, quelli dei divani. Per cui, per il primo singolo degli Osage Tribe viene scelta l'immagine di una testa di bambola decapitata, con tanto di sangue che sgorga dalle labbra. E se già l'idea della band cominciava a stare stretta da subito a Battiato, con Sassi a ronzargli attorno le cose si concretizzano in fretta.

Le foto per gli Osage Tribe

L'episodio è eclatante: dopo uno shooting per gli Osage Tribe negli uffici di Al.Sa. di Via Leopardi, Sassi prende da parte il nostro e gli propone un'altra sessione di scatti. Stavolta da solo, senza la band. Non bastasse il look già allucinato di un Battiato capellone, basettone e stivaloni infilati nei pantaloni con sopra la bandiera americana, il creativo milanese gli aggiunge anche uno spesso strato di cerone bianco su mani e volto. Praticamente, un fantasma post-apocalittico venuto dal futuro. Lo piazza su un divano e scatta. Qualche giorno dopo, ignaro di tutto, Battiato scopre la foto in questione affissa su tutti i cartelloni di Milano: è la nuova pubblicità del divano Busnelli. Come payoff, il copy Albergoni suggerisce un ironico quanto provocatorio: "Che c'è da guardare? Non avete mai visto la pubblicità di un divano?"

Putiferio. Sebbene la pubblicità faccia bene il suo lavoro di farsi notare, la maggior parte delle voci che si sollevano grida allo scandalo, e la Busnelli dà il ben servito allo studio di Sassi e socio. Poco importa, perché nella mente dell'art director milanese ha già preso forma un programmino molto divertente: scioccare una nazione servendosi di Battiato. Dal canto suo, anche Battiato vede in Sassi un'opportunità per emergere. Ma l'idillio tra una persona che tende a spingere all'eccesso e una che fa forza in direzione contraria non può mai durare tanto. Sotto l'egida di Sassi, Battiato però sforna il primo album, Fetus, che ritraendo un vero feto umano in copertina sposta ancora più in là la lancetta della provocazione. Un disco frammentato, anche incompleto, con molte intuizioni geniali ma anche camp, che però delinea per primo il grande amore tra il Maestro e i sintetizzatori. Sassi partecipa insieme ad Albergoni anche alla scrittura dei testi dei brani, sotto lo pseudonimo di Frankenstein (che poi diventerà parte del logo della Cramps, etichetta con cui poi Sassi pubblicherà, tra gli altri, gli Area).

La fine della collaborazione tra Sassi e Battiato

L'atmosfera quasi surreale di Fetus, dove le registrazioni di Buzz Aldrin e Neil Armstrong a bordo dell'Apollo 11 si fondono con le arie di Bach, va completamente a farsi benedire nel successivo Pollution, che segna la fine del duo Sassi-Battiato. Incontrollabile, oscuro, quasi post-apocalittico nel suo essere distopico, è anche il disco che porta il Maestro a prendere una decisione estrema. I live architettati da Sassi hanno preso una piega talmente pericolosa da diventare comica: musicisti che si calpestano a vicenda, pezzi letteralmente storpiati da synth dilatati e lancio di oggetti tra pubblico e band in un continuo gioco di provocazioni. Tanto basta a Battiato per allontanarsi definitivamente dal suo art director.

Finisce così una brevissima, molto sommaria storia che racconta solo dei primi anni di carriera e i primi 2 album di un essere umano che ha mostrato a tutti noi troppi angoli inesplorati del cielo per essere liquidato o relegato a una semplice data conclusiva, per quanto triste. Certe persone non hanno una fine. E forse nemmeno un inizio.

La filosofia di Franco Battiato
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