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Finalmente torniamo a parlare di Ius Soli

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In Italia il tema dello ius soli dalle piazze si sposta - finalmente - nei luoghi del potere. «Dobbiamo rendere la nostra società inclusiva e in grado di attrarre e accogliere chi viene da fuori», ha detto il segretario del PD Enrico Letta all’assemblea del partito. «Io penso che sarebbe molto importante se in questo tempo del governo Draghi, il governo del tutti insieme, in cui si fanno meno polemiche, nascesse la normativa di civiltà nel nostro Paese dello ius soli, che io voglio rilanciare e riproporre».

Le reazioni alle parole di Enrico Letta

Ma le reazioni non sono state positive. Matteo Salvini lancia un tweet infuocato: «Letta e il Pd vogliono rilanciare lo Ius Soli, la cittadinanza facile per gli immigrati? Eh, buonanotte... Se torna da Parigi e parte così, parte male. Risolviamo i mille problemi che hanno gli Italiani e gli stranieri regolari in questo momento, non perdiamo tempo in cavolate». Per la presidente dei senatori di Forza Italia, Anna Maria Bernini, invece, «voler rilanciare lo ius soli durante il governo Draghi è un errore». La maggioranza di cui gode il governo in carica «è del tutto eccezionale. Dobbiamo concentrare ogni sforzo sulle tre emergenze indicate con chiarezza dal presidente Mattarella: sanitaria, economica e sociale, e lo ius soli non rientra sicuramente fra queste. Dopo il Covid, ma soltanto dopo, avremo tempo e modo di confrontarci su temi così divisivi».

In Italia si discute di ius soli dal 2015

I figli degli immigrati ci piacciono di più se possiamo non etichettarli come connazionali. Ci suona proprio difficile abbinare la parola “italiano” al nome “Mohammad”. Da anni, giriamo intorno alla questione dello ius soli e dello ius culturae. Ne discutiamo dal 2015, quando la legge che doveva modificare i criteri con cui gli stranieri potevano smettere di essere ritenuti tali fu approvata alla Camera. Da quel momento, ciclicamente, le forze politiche ripropongono il dibattito sulla cittadinanza, alternando benaltrismo e razzismo. E nel frattempo, tantissimi ragazzi e ragazze, nati e cresciuti in Italia, rimangono intrappolati nel limbo delle chiacchiere da bar.

Quante sono le persone in attesa della cittadinanza

Al 1° gennaio 2018 “i nuovi italiani” erano, secondo l’Istat, 1.345.261. Sempre secondo l’istituto, nello stesso anno erano circa un milione i minori stranieri non naturalizzati italiani, circa un quinto della popolazione totale straniera. Se si considerano i minori stranieri, il 75% è nato in Italia, con grandi differenze fra le collettività: la quota di nati in Italia supera l’89% per la Cina e si riduce al 55% nel caso del Pakistan. Giovani e giovanissimi che frequentano e frequentavano le nostre scuole, mentre in Parlamento si discuteva di ius soli e di ius culturae, provvedimenti di cui avrebbero beneficiato una quota consistente di minorenni. Non solo figli e figlie di stranieri però. Ad attendere la cittadinanza sono anche più di 2 milioni di lavoratori immigrati. E le tempistiche? Per l’acquisizione della cittadinanza si va da 12 mesi se si è sposati con un italiano e si ha figlio, fino a dieci anni se si è extracomunitari. Insomma, c’è un esercito di persone sospese a metà, che attende di vedere riconosciuti i propri diritti.

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