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Quella volta che Eddie Vedder improvvisò una cover band a Groningen

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È il 5 novembre del 1996 e il frontman dei Pearl Jam, Eddie Vedder, vorrebbe restare in albergo per godersi una delle sue rare serate libere. Malgrado la stanchezza, è costretto a uscire di casa: Kurt Bloch e Mike Musburger, rispettivamente chitarrista e batterista dei Fastbacks (il gruppo spalla dei Pearl Jam durante il tour estivo di quell’anno), lo hanno invitato a vestire i panni del frontman improvvisato di una cover band altrettanto improvvisata. La location in cui si esibiranno è lo storico Club Vera di Groningen, un’istituzione culturale. E, per un musicista, è difficile dire di no al Vera.

Il concerto di Eddie Vedder al Club Vera

Il Vera di Groningen è stato fondato nel 1899 da un gruppo di studenti protestanti che, perlomeno nelle intenzioni, avrebbero dovuto dare vita a un luogo di confronto improntato all’amicizia e al dibattito pubblico (non a caso, l’acronimo sta a significare Veri Et Recti Amici). Il problema è che, nei suoi primi anni di vita, il Vera assunse le sembianze di una specie di confraternita iper-esclusiva, animata da una spiccata tendenza conservatrice: i pochi avventori ammessi dovevano necessariamente dichiararsi di fede protestante, gli alcolici erano vietati e la musica veniva dipinta come un demonio da rifuggire a tutti i costi.

Il Club Vera a Groningen, dove suonarono Eddie Vedder e i The What

Il Club Vera a Groningen, dove suonarono Eddie Vedder e i The What

La situazione mutò bruscamente alla metà degli anni Sessanta, quando l’impatto della cultura hippy fece breccia anche in Olanda e l’impazzata delle droghe psichedeliche costrinse al De profundis anche il rigidissimo e austero codice luterano dei padri fondatori. Da quel momento in poi, il Vera mutò il proprio DNA, orientandosi in senso progressista e trasformandosi in uno dei templi della cultura underground europea.

Da Into The Wild a The What

Se non ci credete, basta elencare una lista sommaria delle band storiche che hanno imbracciato gli strumenti sullo stage del Vera (spoiler: farebbe impallidire la line-up di qualsiasi maxi-concerto): Joy Division, Simple Minds, Sonic Youth, Soundgarden, Nirvana, Weezer, The White Stripes, Mogwai e Interpol, soltanto per citarne alcune. Anche i Pearl Jam, in passato, avevano calcato quel palco.

I Pearl Jam hanno fatto la storia del movimento grunge

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Quella sera, però, Eddie, Kurt e Mike hanno deciso di tornare indietro nel tempo, agli anni dei primi accordi, quando gli studi di registrazione erano degli umidi sottoscala di Seattle con le mura piene zeppe di confezioni di uova insonorizzanti. Vogliono improvvisare una cover band per tributare una delle loro massime fonti d’ispirazione: The Who. Il nome del supergruppo che i tre hanno allestito per l’occasione non brilla di certo per fantasia: un aridissimo The What. Da chi ha composto la soundtrack di Into The Wild era lecito aspettarsi qualcosina di più, ma lo perdoniamo.

Il concerto improvvisato di Eddie Vedder

A distanza di 23 anni, i gestori del Vera conservano ancora la setlist di quel concerto strampalato ma unico nel suo genere: la canzone d’apertura è I Can't Explain, il primo singolo scritto in assoluto da Pete Townshend, cui segue The Kids Are Alright, la settima traccia dell’album di esordio degli Who, "My Generation”. Trovarono spazio anche Naked Eye, Girl's Eyes e Leaving Here, una cover di Edward Holland, Jr. Una delle poche testimonianze dirette di quel concerto improvvisato ma irripetibile proviene da Kim Warnick, bassista e voce dei Fastbacks, che quella sera non suonò, preferendo confondersi nel pubblico per godersi lo spettacolo.

In 55 anni Eddie Vedder è stato rockstar magnetica e cantautore riflessivo

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Kim definisce quella serata come «la migliore dell’intero tour europeo». I “The What” si riunirono ancora (ahinoi, mantenendo lo stesso nome) l’anno successivo, durante un evento in Portogallo. Il 23 dicembre di quest’anno (lo stesso del suo secondo, leggendario concerto da solista al Firenze Rocks), Eddie Vedder compirà 55 anni. Un artista che ha segnato nel profondo il movimento grunge, scritto versi meravigliosi e condiviso il palco con artisti del calibro di Roger Waters, Bruce Springsteen e Rolling Stones. Ha un’esperienza tale da poter raccontare e far passare per credibili tutti gli aneddoti del mondo e ha vissuto ogni parabole artistica, dal frontman adrenalinico e totalizzante al cantautore impegnato. Tuttavia siamo convinti che, ora come allora, non riuscirebbe a sfuggire al richiamo del Vera.

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