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Come sono stati cambiati i Decreti Sicurezza

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Dopo due anni di discussioni e attese, il Governo Conte II mette in soffitta la politica del Governo Conte I e, soprattutto, dell'ex ministro dell'Interno Matteo Salvini: via libera, in consiglio dei ministri, per il nuovo Decreto Immigrazione 2020 che già Gualtieri distingue dai precedenti: «si lavora per una sana integrazione, nel rispetto dei diritti umani. Sicurezza e accoglienza non sono incompatibili ma sono due valori fondamentali da difendere».

Le novità del Decreto Immigrazione

Sono stati il Presidente Conte e il Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese a proporre il nuovo decreto che, scrive Palazzo Chigi, introduce “disposizioni urgenti” in materia di immigrazione, accoglienza e protezione internazionale, oltre a modificare gli articoli 131-bis e 588 del codice penale, il divieto di accesso agli esercizi pubblici e introdurre misure contro l’uso criminoso del web. «I decreti propaganda/Salvini non ci sono più. Vogliamo un'Italia più umana e sicura. Un'Europa più protagonista» ha twittato il segretario del PD Nicola Zingaretti.

Il soccorso in mare

Cambia prima di tutto la politica di soccorso in mare, che torna a essere un obbligo (costituzionale e internazionale), ma attraverso una procedura concordata tra Ministero dell’Interno, Difesa, Esteri e Presidenza che vieterà il transito nelle acque territoriali a chi non sia coordinato con le autorità italiane. La pena prevista per chi violi il divieto torna quella del Codice di navigazione: due anni di reclusione e una multa tra i 10.000 e i 50.000 €. I limiti di ingresso nelle acque territoriali sono comunque ammorbiditi dallo stesso decreto.

La protezione internazionale

Riformate anche le regole sul permesso di soggiorno per esigenze di protezione, e il sistema di protezione internazionale in genere con l’aggiunta, al divieto di rimpatrio quando lo straniero rischi la tortura, anche nel caso di trattamenti inumani, degradanti, di violazione della sua vita privata e familiare. Il permesso di soggiorno potrà anche essere convertito in permesso di lavoro.

Il sistema di accoglienza

Il decreto organizza un “nuovo” sistema di accoglienza e integrazione. I centri del governo continueranno ad occuparsi della prima assistenza, per poi dividersi in due rami: quello per i richiedenti protezione internazionale e il secondo per chi ne è già titolare, instradati in un percorso di integrazione.

La pubblica sicurezza

Il decreto non si occupa solo di immigrazione ma anche di sicurezza pubblica: implementa il divieto di ingresso negli esercizi pubblici e nei locali (rafforzando il cosiddetto “Daspo urbano”) e interviene, con l'oscuramento dei siti, sullo spaccio di droga online che, secondo alcuni studi, ha avuto un aumento del 500% durante il lockdown. Il provvedimento inasprisce le pene per i soggetti coinvolti in risse, probabilmente sull’onda dei fatti di Colleferro, con la reclusione da sei mesi a sei anni. L’ultima misura è stata voluta dal Ministro Bonafede e prevede un nuovo reato per chi introduce telefoni cellulari o dispositivi mobili nei reparti del 41-bis.

E rispetto ai decreti sicurezza di Matteo Salvini?

Simone Andreotti di Inmigrazione ci ha spiegato quanto i decreti Salvini avessero mortificato il sistema d’accoglienza, escludendo la protezione umanitaria (che è la forma di permesso più diffusa) e aumentando così il numero di irregolari di 40.000 unità in un solo anno (secondo l’UNHCR). Questa abolizione voluta da Salvini, continua Simone Andreotti, ha determinato un aumento dei ricorsi in tribunale (la protezione umanitaria è, infatti, parte del diritto internazionale ed europeo): il risultato, paradossale, è stato un aumento della spesa pubblica perché la durata di questi ricorsi può variare dai 2 ai 3 anni. La reintroduzione della protezione internazionale dovrebbe, in qualche modo, sanare questa situazione. Inoltre, la ripartenza dei percorsi di integrazione, diminuirà l'esposizione dei migranti all'irregolarità e quindi alla criminalità. «Da oggi i decreti Salvini fanno parte del passato» ha commentato il viceministro dell’Interno Matteo Mauri, del PD. «Il lavoro impegnativo di questi mesi al Viminale con il ministro Lamorgese e quello del tavolo dei partiti di maggioranza ha dato i suoi frutti. È la fine della propaganda e l'inizio di una stagione nuova. L'approvazione del nuovo decreto Immigrazione è per me una grande soddisfazione».

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