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Quando Bob Marley stracciò i suprematisti bianchi a calcio

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Le giornate di Bob Marley ("Nesta") erano scandite da due ritornelli perpetui: la chitarra e il pallone. Il frontman dei The Wailers non poteva resistere al richiamo del rettangolo verde. Citando direttamente le sue parole: «Se non fossi diventato un cantante sarei stato un calciatore o un rivoluzionario. Il calcio significa libertà, creatività, significa dare libero corso alla propria ispirazione». Una passione, per questo sport, che gli regalò una soddisfazione inaspettata quella volta in cui segnò 12 gol ai razzisti del National Front inglese.

Chi era Bob Marley

Figlio di Cedella Booker, una giovanissima giamaicana nera, e del capitano dell’esercito di Sua Maestà Norval Sinclair Marley, bianco di discendenza inglese decisamente più anziano (quando si sposarono lei aveva 17 anni, lui 50), Bob nacque il 6 febbraio del 1945 a Nine Mile, un piccolo villaggio giamaicano della contea del Middlesex.

Senza Bob Marley il reggae non sarebbe patrimonio dell

Senza Bob Marley il reggae non sarebbe patrimonio dell'UNESCO

Nume tutelare del reggae, – se non fosse stato per lui forse oggi non sarebbe il genere musicale patrimonio dell'UNESCO che è oggi, ma un genere di nicchia confinato a una realtà circoscritta – seguace ortodosso del Rastafarianesimo, Marley ha posto al centro della propria vita – e dei testi delle proprie canzoni come sua diretta emanazione – temi come l’attivismo politico (Get up, stand up), il pacifismo (Africa Unite) e la lotta non violenta nei confronti dell’oppressore (Redemption song). Un musicista, un poeta, un militante: ecco chi era Bob Marley.

Bob Marley e l’amore per il calcio

A metà degli anni ’50, quando la carriera musicale di Bob non era neppure in fase embrionale, il Capitano Marley fece le valigie. Così, assieme alla madre Ciddy, “Nesta” abbandonò i paesaggi rurali di Nine Mile per trasferirsi nel ghetto di Trenchtown, uno dei più grandi della capitale giamaicana di Kingston: dalla campagna alla città, senza ripensamenti.

Il calcio era la passione di Bob Marley

Il calcio era la passione di Bob Marley

Immerso in quella giungla urbana fatta di cemento, microcriminalità, ordinaria discriminazione e povertà diffusa, Bob trascorreva le proprie giornate nell’unica maniera possibile: col pallone tra i piedi. Ogni momento era quello giusto per organizzare partite di calcio improvvisate e rinsaldare i legami d’amicizia tra coetanei. Del resto, era tutto piuttosto semplice: bastavano due lattine per fare i pali, una palla di pezza e il gioco era fatto.

Quel calcio ai razzisti del National Front

Nel 1977, Bob si trasferì in Inghilterra assieme alla sua band, i The Wailers. Il Battersea Park si trovava a due passi dalla loro abitazione londinese, ed era l’espediente perfetto per riempire i tempi morti tra le prove e le sessioni di registrazione tirando due calci al pallone. In un’uggiosa giornata primaverile, la House of Dread Football Club, – il nome della squadra 100% rastafariana di Bob e compagni – trovandosi a corto di avversari, intraprese una partita con un gruppo di suprematisti bianchi, tutti afferenti al National Front britannico, che incontrò casualmente nel parco. Pur non esistendo testimonianze dirette, la favola vorrebbe che il risultato abbia premiato i rastafariani, che si sarebbero imposti sugli avversari con un larghissimo 12 a 0.

Come è morto Bob Marley

Nell’estate di quell’anno – giocando a calcio, ovviamente – Bob Marley si procurò una ferita all’alluce del piede destro che, successivamente, portò alla caduta dell’unghia. Dopo una visita medica, gli fu diagnosticata una forma di melanoma maligno alla pelle.

Il funerale di Bob Marley

Il funerale di Bob Marley

I medici gli consigliarono caldamente di amputare l’alluce, ma il cantante giamaicano si rifiutò. Successivamente, si oppose anche a qualsiasi tentativo di cura, in ottemperanza ai dogmi del Rastafarianesimo, la sua religione. Morì l’11 maggio di 4 anni dopo, a Miami. I suoi funerali furono un momento di unità nazionale: il primo ministro Edward Seaga, leader del Partito laburista giamaicano, lesse il suo discorso di ricordo per primo, e il capo dell'opposizione Michael Manley, in rappresentanza del Partito nazionale del popolo, lo seguì a ruota. Perché Bob Marley era questo: amore oltre ogni possibile confine.

Le 5 migliori canzoni di Bob Marley per la redazione


  • Redemption Song
  • Punky Reggae Party
  • One love
  • No woman no cry
  • I shot the sheriff
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