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Break the silence: come si rompe il silenzio sulla violenza

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Mariachiara Cataldo ha solo 23 anni ma ha un’idea molto chiara di che cosa siano le molestie, perché, goccia dopo goccia, hanno attraversato anche lei. Per questo, insieme ad altre tre amiche e coetanee, Francesca Penozzi, Giulia Chinigò e Francesca Sapey, ha deciso di fondare Break the silence, un canale social che raccoglie le testimonianze di chi è sopravvissuto a molestie e maltrattamenti, senza badare al sesso o al genere. Perché la violenza del patriarcato è inclusiva.

Dalle molestie a Break the silence

L’idea di un canale social dedicato a chi subisce violenze nasce il 5 giugno. Mariachiara esce con due sue amiche in piazza Solferino a Torino. Una serata tranquilla come tante. «Dopo essere uscite dal ristorante abbiamo deciso di fare una passeggiata. Un gruppo di ragazzi ha iniziato a seguirci urlando frasi come “mi scopo la bionda”. Erano ubriachi e noi siamo scappate perché ci siamo spaventate». Riescono a seminarli solo una volta salite in auto. «È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Quella sera mi sono sfogata sui social di quanto fosse accaduto, raccontando anche altri episodi di molestie della mia vita. E ho chiesto ad altri di inviarmi le loro storie in anonimo. Ne è nata una catena: nel giro di due giorni ci sono arrivate 200 storie, anche da persone che non conoscevamo. È allora che abbiamo deciso di creare una pagina su Instagram e su Facebook, che nel tempo sono cresciute tantissimo, come le testimonianze». Stralci di vite violate che vengono immortalate su post a sfondo grigio e la firma rossa “amica” o “amico” a seconda dei casi. «Riceviamo tante testimonianze, quelle più sconvolgenti sono quelle che parlano di violenze da parte del papà o del nonno. Non riesco a capacitarmi di come il mostro possa essere in casa». Mariachiara e le altre collaborano con gli esperti anche per individuare i casi più critici e dare una mano. «Abbiamo ricevuto anche richieste d’aiuto. Una ragazza ad esempio ci ha scritto dicendo che una sua amica stava subendo violenze fisiche e psicologiche. Era stata picchiata, insultata e violentata. L’abbiamo incontrata su Zoom e ha accettato il nostro invito ad andare al commissariato di Torino, dove c’è un centro specializzato per la violenza. Ci sono poi le rubriche e i tutorial, perché Break the silence non vuole essere solo un raccoglitore di racconti. «Non ci vogliamo sostituire a nessuna professionalità. Facciamo solo un copia e incolla di quello che ci viene detto e suggerito dagli esperti. Ad esempio ci siamo occupate anche di revenge porn. Abbiamo notato il ritorno dei gruppi di Telegram dove si scambiano le foto di donne. Ma purtroppo può denunciare solo la parte lesa, come ci hanno detto gli avvocati. A meno che non si tratti di persone con inferiorità psichica o fisica o donne in gravidanza. In quel caso la querela parte d’ufficio. Allora tramite i nostri canali abbiamo messo in guardia il nostro pubblico affinché controllassero che le loro immagini non fossero finite su Telegram. Alla fine gli admin dei gruppi si sono spaventati e li hanno cancellati. Una piccola vittoria».

Supporto inclusivo

La pagina di Break the silence è aperta a tutti. «Abbiamo ricevuto testimonianze anche da parte di uomini di qualsiasi età. Molti ci seguono per raccontarsi o per condividere opinioni sotto le nostre rubriche». Storie di violenza al maschile, che spesso passano sottotraccia. «C’è capitato il caso di un minorenne violentato da un altro uomo. Un altro è stato rinchiuso in una stanza dalla figlia del suo titolare che lo ha costretto a fare sesso con lei sotto la minaccia di farlo licenziare dal padre». Insomma, il successo della pagina è legato molto alla sua inclusività. «Parliamo di violenze e molestie e discriminazioni di genere a 360°, ecco perché ci seguono molti uomini. È la dimostrazione che questa mentalità patriarcale fa male non solo alle donne ma anche agli uomini». Rompere il silenzio, quindi, anche sulle molestie maschili. «C’è la pretesa che le persone di sesso maschile siano sempre forti, mascoline, sempre sul pezzo. E questo non va bene. C’è anche l’uomo più sensibile che non vuole dimostrare nulla. Statisticamente abbiamo più storie al femminile, perché sono episodi che capitano più alle donne, ma abbiamo voluto evidenziare come questi fatti possano accadere anche agli uomini».

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