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Africani, Marocchini, Terroni. Come la scena punk di Napoli cambiò la musica italiana

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La primavera 1981 sorprende Napoli in un momento tragico. Per strada si vedono ancora i segni del terremoto dell'Irpinia che lo scorso 23 novembre ha scaricato sulla città 6.9 gradi Mercalli. Il bilancio è di oltre 2mila morti e un quarto di milione di sfollati. Non bastasse, un altro terremoto politico sta scuotendo il Paese, tra lo scandalo della P2 di Licio Gelli e il rapimento del Presidente della Campania Cirillo a opera delle BR. Ciliegina sulla torta: il 26 aprile, allo Stadio San Paolo, Moreno Ferrario segna un autogol contro il Perugia facendo sfumare il sogno scudetto al Napoli. Per strada regnano incertezza e rabbia: figuriamoci cosa ci dev'essere nella mente di un giovane 18enne che in più ha lo spauracchio della Maturità davanti, e tutto attorno il vuoto pneumatico della vita di provincia. Sono più o meno queste le premesse da che portano alla formazione degli Underage, che per la scena punk napoletana sono come la proverbiale scintilla nella polveriera.

La scena punk di Napoli

Oggi comunque il ragazzo - Davide Morgera, che degli Underage è stato batterista e fondatore - ha 59 anni ed è un rispettabile insegnante di lingua e letteratura inglese in un liceo di Napoli. «Ma all'epoca ero un adolescente che viveva in un paesino di 20mila abitanti a 10 km da Napoli» racconta l'autore di Africani, Marocchini, Terroni, la più completa storia del punk napoletano mai pubblicata fino a oggi. «Avevo bisogno di una scossa, di energia. Stavo nel nulla in cui non succedeva niente. E quando ho ascoltato per la prima volta il punk ho detto: OK, questo è quello che mi serve». Così come dieci anni prima le particelle elementari della scena newyorchese iniziano a gravitare attorno a un nucleo principale, quello del CBGB nell'East Village, anche i primi moti punk di Napoli coincidono con un posto ben preciso. Non un locale, ma un negozio di dischi, De Marco, che sta in zona Vomero, sulla collina di Napoli. «Era la mecca» dice convinto Davide. «Tu andavi lì, sfogliavi i 45 giri e gli LP che arrivavano. C’erano le prime fanzine. Il primo punk napoletano che ho conosciuto è stato proprio lì, il famoso Gigi Plasma».

La scena punk di Napoli degli Underage

La scena punk di Napoli degli Underage

L’evoluzione nei centri sociali

I primi centri sociali dove suonare, come il Tien'a Ment o l'Officina 99 (quella di Curre Curre Guagliò, per capirci) arriveranno soltanto a fine decennio. È naturale che se nel 1980 vedi in giro un giovane tutto chiodo, borchie e cresta a cui piace la musica caciarona e dissidente, ci sono buone probabilità che stia andando da De Marco. O che ci sia appena stato. Anche a Milano l'appuntamento davanti a Supporti Fonografici è fisso, ma almeno lì esiste già una rete di spazi occupati dove sfogarsi alla sera, tipo il Virus. «Di gente che ascoltava punk ce n'era» ammette Morgera. «Ma nessuno che avesse il coraggio di imbracciare gli strumenti e suonare». C'è da dire che gli Underage, sì, sono la prima vera punk band del sud. Prima di loro, però - e nel libro edito da Goodfellas questo viene messo subito in chiaro - qualche slancio distorto e veloce c'è stato, a cominciare dai seminali Elettroencefalogramma (di cui il nostro è il batterista). Ma si tratta pur sempre di punk contaminato con altri generi, non di certo nudo e crudo. «C'erano i BiSka, che però nascono come gruppo ska. Oppure Les Bandards Foux, ma avevano un'impostazione troppo tecnica e in stile Police. Punk e new wave hanno nel cuore il DIY e il rifiuto della tecnica. Noi eravamo musicisti grezzi: la musica hardcore era quello».

L’avventura degli Underage

Superato l'ostacolo iniziale di trovare altri 3 matti con cui suonare, nell'estate '81 inizia la brevissima (appena 2 anni) ma intensa avventura degli Underage. Davide alla batteria, Maurizio al basso, Stelvio alla chitarra e Armando alla voce. Bisognerà aspettare ancora un bel po' prima di suonare insieme. Il chitarrista per esempio non ha una chitarra. Ancora di più passa per la data numero 0 degli Underage, il primo vero concerto punk a Napoli: 13 aprile 1982. La venue prescelta è lo ZX di Via Atri e il pubblico di indemoniati arriva perlopiù dalla fauna di De Marco Dischi e delle fanzine come Megawave, di cui Morgera è creatore. «Ci accontentavamo di suonare in qualche locale, anche se poi distruggevamo regolarmente tutto. Quei 15-20 punk che venivano a vederci zompettavano parecchio, erano violentucci nel pogo». In mezz'ora di live, gli Underage suonano una ventina di pezzi, com'è giusto che sia. «Vedevo l’elettricità nell’aria e tutti si aspettavano che partissimo con sti pezzi “One-two-three, one-two-three!”».

La punk band Underage

La punk band Underage

La rete del punk italiano

Parte fondamentale del libro, oltre al diario scritto in prima persona da Davide, è quella dedicata alla fitta rete di corrispondenze su cui poggia l'intero sistema punk DIY. Dal nord al sud Italia, ma anche da dentro a fuori il paese, quotidianamente ci si scambiano lettere, cartoline con dentro le notizie più fresche in giro. E a forza di scambiarsi posta, cresce il pubblico. Quello degli Underage finisce per comprendere anche uno zoccolo duro Oltreoceano, come pochissimi altri gruppi italiani possono vantare. «Insieme a band come Kina e Negazione abbiamo esportato un genere cantato in italiano che non scimmiottava inglesi e americani come si tendeva a fare nel resto d’Europa. Noi siamo stati un po’ originali a trattare tutto in italiano, non solo noi ma tutti i gruppi dell’epoca». La formazione non sopravviverà alla fine del 1983: una serie di eventi avversi, tra cui l'uscita dal gruppo di Stelvio, anima del gruppo e autore di tutti i pezzi, chiuderà definitivamente il capitolo Underage. E giustamente, tra l'altro, perché un gruppo punk che dura più di 3 anni va visto con diffidenza.

Africani, marocchini, terroni

Rimane però un solo, frenetico, alienatissimo EP, Africani, Marocchini, Terroni: 9 tracce, 18 minuti di seminali inni hardcore che si risolvono in scariche violentissime di rullanti e splendidi latrati gutturali al grido di Underage, Underage, nessun futuro! Il titolo del disco poi, preso in prestito anche dal nuovo libro, fa provocatoriamente suoi gli epiteti peggiori riservati ai meridionali. «Volevamo prendere in giro chi discriminava il sud» ridacchia Davide. Tra l'altro, la sua release all'epoca è affidata alla bolognese Attack Punk Records, che da lì a poco inizierà a pubblicare anche i lavori dei CCCP Fedeli alla Linea. Oggi la prima edizione di Africani è introvabile e vale cifre astronomiche. Ma di soldi nell'ambiente non si è mai parlato, per fortuna. «La cosa più preziosa di quegli anni sono state le amicizie che durano ancora oggi. Abbiamo riso e pianto insieme e poi molti di noi hanno mollato la musica per andare a lavorare. Ma come il punk non c’è nulla: il primo amore non si scorda mai».

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