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Cosa fare per non vincere agli Oscar

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La consegna dei premi Oscar è, con i Golden Globes, un appuntamento solenne per gran parte dell’industria cinematografica mondiale. Chi ottiene l’ambita statuetta entra di diritto nell’Olimpo del cinema ma non sempre il voto dell’Academy soddisfa le aspettative del pubblico. Più nello specifico, nel decennio tra il 2010 e il 2019 abbiamo visto trionfare come Miglior Film qualche titolo del tutto inatteso o meno popolare di altri, e perdere capolavori il cui podio era dato per sicuro nei pronostici. Gli Oscar 2020 con Parasite, Joker e 1917 ci hanno mostrato proprio questo.

Prima regola: il genere cinematografico

Avatar di James Cameron ha vinto ben 3 Oscar, ma non quello più importante. È il 2010 e a sottrarre il premio a questo epico film è The Hurt Locker di Kathryn Bigelow. Un film di fantascienza messo ko da un dramma di guerra. Un premio del tutto inaspettato in quella notte degli Oscar! Un premio consegnato a un film indipendente, molto emotivo e dalla messa in scena impeccabile, esempio di un grande cinema che si serve della realtà per narrare.

Avatar vinse 3 Oscar tranne quello per Miglior Film

Avatar vinse 3 Oscar tranne quello per Miglior Film

Eppure quella notte del 2010 Avatar – film che segna un punto di svolta nel cinema contemporaneo - e il suo team rimangono a bocca asciutta Cosa non andava in Avatar da “cedere” sul più bello? Sarà forse che nel conferire i premi c’è un certo freno e risentimento verso qualche genere cinematografico? Se facciamo attenzione, la fantascienza è sempre un passo indietro agli altri.

Seconda regola: troppe nomination

L’anno seguente, nel 2011, i fratelli Coen ricevono 10 nomination agli Oscar per Il Grinta, adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Charles Portis pubblicato sulla rivista The Saturday Evening Post. Da quella cerimonia degli Oscar Joel e Ethan Coen tornano a casa a mani vuote. L’Oscar come Miglior Film va a Il discorso del re di Tom Hooper. Il Grinta per i fratelli Coen aveva rappresentato una vera sfida: tornare a rimaneggiare il genere western e confrontarsi con un'icona del cinema come John Wayne.

Il Grinta dei fratelli Coen

Il Grinta dei fratelli Coen

Wayne diretto da Henry Hathaway con questa storia e questo personaggio vinse anche il premio Oscar come Migliore attore, mentre nel 2011 per questa categoria fu premiato a Colin Firth – sempre per Il discorso del re – e non Jeff Bridges, protagonista de Il Grinta. Il film dei fratelli Coen avrebbe meritato molto di più, però è il caso di dire: mai mettersi contro la corona britannica!

Terza regola: il patriottismo

Nel 2013 Tom Hooper è nuovamente ospite della cerimonia degli Oscar col suo nuovo film, Les Misérables, adattamento del celebre romanzo di Victor Hugo. Una storia che ha conquistato milioni di persone e che già in letteratura ha una finezza di dettagli e di sviluppi impossibili da non apprezzare anche sul grande schermo. Un film messo fuori gioco da Argo, diretto e interpretato da Ben Affleck.

Les Misérables di Tom Hooper

Les Misérables di Tom Hooper

La storia del cosiddetto Canadian Caper, l'operazione segreta congiunta tra Stati Uniti e Canada per liberare sei cittadini americani rifugiatisi nell'ambasciata canadese della capitale iraniana. Bellissimo film che ammicca al patriottismo  dei votanti. Non è andata meglio a Martin Scorsese con The Wolf of Wall Street nel 2014.

Chi vince il premio Oscar?

Leonardo DiCaprio diretto dal suo maestro assoluto in The Wolf of Wall Street si lancia in una storia frenetica, eccessiva e coloratissima; Margot Robbie riesce a consacrarsi nella macchina hollywoodiana; Matthew McConaughey regala a tutti un cameo straordinario. Ma niente da fare ne per loro ne per il film. Il Migliore Film di quella edizione è 12 anni schiavo. Che grande delusione per Scorsese! Con The Wolf of Wall Street aveva trovato una chiave, un ritmo da vera rockstar.

Leonardo DiCaprio e Matthew Mcconaughey in The Wolf of Wall Street

Leonardo DiCaprio e Matthew Mcconaughey in The Wolf of Wall Street

Si sa però, gli americani favoriscono spesso film o storie in cui hanno qualcosa da farsi perdonare. Da questi esempi di film che non hanno vinto alcun premio Oscar, o almeno non quelli delle categorie primarie, si evince proprio questo: in genere trionfano storie politicamente corrette in cui prevalgono patriottismo o senso di colpa. Motivazione lecita che delle volte penalizza film di vera magnificenza. I due casi più eclatanti riguardano le ultimissime edizioni del premio: La La Land di Damien Chazelle e Roma di Alfonso Cuaròn. Rispettivamente offuscati come Migliore film da Moonlight di Barry Jenkins (2017) e da Green Book di Peter Farrelly (2019).

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