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Anniversario del vinile: dopo 130 anni resta il migliore

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Passano gli anni, ma il vinile sembra non invecchiare. Sarà che la musica, al tempo di Spotify, cerca ancora uno spazio fisico da occupare, o più semplicemente che affascina, ma il vinile non conosce la parola declino. O meglio, il definitivo tramonto. Infatti, dopo la prima invasione di metodi alternativi, come i CD, il vinile sembrava essere passato definitivamente di modaOra che il livello è stato superato ulteriormente, hanno riacquisito sia fascino che mercato: nel solo 2018 sono stati venduti il 19,2% di vinili in più dell’anno precedente. E il 2017 aveva chiuso con 14 milioni di copie vendute. Certo, numeri lontani rispetto ai fasti degli anni Ottanta, ma che, comunque, non si vedevano dal 1990. Una riscoperta del vinile che ha a che fare con diversi fattori. Metafisico, come si è detto sopra. Anche però di tendenza, con la moda del vintage che contribuisce in parte a creare domanda sul prodotto.

L'invenzio del vinile

Emile Berliner inventò il primo grammofono nel 1889, con il compito di supportare un’altra nuova creazione: il disco piatto, in vinile. I primi dischi, da 12,5 pollici, entrarono prepotentemente sul mercato della “riproduzione” musicale e scalzarono i precedenti cilindri – meno capienti – nel giro di un decennio. Il 33 giri, il più noto tra i vinili, entrò sul mercato solo nel 1948, sostituendo a sua volta il più piccolo a 78 giri. Dieci minuti per lato contro due, solo questo bastò a far crescere la popolarità del 33 giri che, affiancato successivamente dal 45, ha rappresentato da allora ad oggi l’idea che tutti abbiamo del disco.

Le vendite dei vinili sono tornate ai livelli del 1990

Le vendite dei vinili sono tornate ai livelli del 1990

Un’idea che, come già detto, facciamo ancora fatica a scollegare dal concetto stesso di musica. Anche chi non è figlio della generazione che li ha vissuti, si sente contagiato da questa percezione. Perché il vinile ha una fisicità, un rumore, una ritualità che trasforma la musica in qualcosa di più tangibile che un semplice insieme di suoni.

Ascoltare la musica su vinile

«Posare il disco sul piatto di un giradischi e abbassare la puntina è un gesto reverenziale» sostiene Tracey Thorne, cantautrice britannica, in una lunga lettera/articolo per il New Statisman. Thorne inquadra forse al millimetro una delle motivazioni che sta alla base dell’aumento delle vendite dei vinili, negli ultimi cinque anni almeno. Il rapporto con lo streaming in Italia è ancora senza confronti – 13,4 milioni di dischi venduti nel 2017, di contro a 110 milioni di abbonati sulle varie piattaforme –, ma non è nel dualismo che si capisce il valore del vinile.

La cantante Tracey Thorne equipara l

La cantante Tracey Thorne equipara l'abbassare la puntina sul disco a un gesto reverenziale

Quanto, piuttosto, riprendendo ancora le parole di Tracey Thorne, a «quel leggero sibilo misterioso che sembra arrivare da chissà dove», al fascino delle copertine, delle incisioni, del gracidio. O ancor più, al fatto che «l’entusiasmo dei giovani [per il vinile] abbia più a che fare con l’idealizzazione di un’epoca che li ha preceduti: un’età perduta in cui la musica era novità e controcultura», come ricorda sempre la cantautrice.

I giovani apprezzano i vinili perché lo vedono come simbolo di un'epoca precedente e idealizzata

Il metro di valutazione per cui, ancora, milioni di persone scelgano di affidarsi al vinile, non può quindi essere solo figlio di una mera indagine di mercato. Bisogna scavare nelle profondità del piacere della musica, per capirlo. Certo, c’è anche chi prende un disco solo per appenderlo in camera. Oppure, qualcun altro ancora perché costretto. Lo scorso 21 febbraio è uscito, postumo, l’album La parte mancante, di Francesco Di Giacomo, storica voce del Banco di Mutuo Soccorso. Il disco però, è stato venduto solo in formato vinile.

Le copertine dei dischi in vinili conservano ancora un grande fascino

Le copertine dei dischi in vinili conservano ancora un grande fascino

La moda è difficile da contrastare, quando alla base c’è la parola “vendere”, e non può neanche essere ritenuta una scelta troppo di tendenza quella di rendere esclusivo un prodotto. Perché il fascino del vinile trascende la sua utilità primaria e, che sia per arredamento o per ritornare nel passato, dal 1889 al 2019 sono veramente in pochi ad arrivarci.

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