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Perché la legalizzazione della cannabis è importante

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Il 28 maggio del 2019 in Oklahoma, si è aperto il processo contro Johnson & Johnson per i danni causati dalla presenza di oppiacei nei prodotti del colosso farmaceutico. L’anno scorso, sempre la stessa casa farmaceutica ha dovuto risarcire ventidue donne affette da cancro alle ovaie sviluppato dopo l’utilizzo del talco Johnson. Le tracce di asbesto nel prodotto sono costate all’azienda 4,69 miliardi, tra danni compensativi e danni punitivi. Ma esiste un sostituto naturale le cui applicazioni potrebbero risolvere molti problemi come questo. È la canapa, una pianta dai mille usi che, per colpa di uno – forse il meno funzionale per la società - si è trovata a vivere la sua esistenza nell’illegalità, sotto il torchio della gogna mediatica. Oggi Marco Cappato ha iniziato uno sciopero della fame perché il Parlamento torni a discutere del suo uso terapeutico.

La canapa è una pianta dai mille utilizzi

Credere che un semino così piccolo possa offrire soluzioni così grandi, probabilmente, non convince. Eppure è evidente il contributo della canapa in settori quali farmaceutico, edilizia, cosmesi, tessile, automobilistico ecc. Sta sempre in mezzo, insomma, altro che il prezzemolo. A differenza del prezzemolo però, che si infila in mezzo ai denti, la canapa offre – in ognuno dei settori sopra indicati – una delle alternative più valide, guarda caso, al petrolio. Senza considerare poi che, climi aridi o polari esclusi, quel semino cresce praticamente ovunque ed ha un ciclo annuale. Per capire: nel fare la carta si abbattono alberi che non è proprio scontato siano lì l’anno successivo a farsi ritagliare, invece la produzione della carta di canapa ovvierebbe al problema del disboscamento. Inoltre, essendo lo stelo della pianta già bianco, non necessiterebbe nemmeno del trattamento di sbiancamento

La canapa è alla base di molti bio-composti

Se non siete fini scrittori, si può anche capire l’indifferenza. Eppure, non è necessaria la vocazione poetica per imbattersi in casi in cui la canapa potrebbe entrare nella vostra vita. La storia dei tre porcellini insegna che, se ci fosse stato il quarto, la sua casetta l’avrebbe fatta di canapa: unendo, al canapulo, l’acqua e la calce si ottiene un bio-composto simile al cemento, le cui capacità isolanti sanno essere sorprendenti. E se per caso l'uso di pala e cazzuola vi rovinasse le mani, potete rimediare. Le coincidenze vogliono che la canapa sia ricca di Omega 3 e di Omega 6, acidi grassi polinsaturi che aiutano la pelle a restare elastica, soda e ben nutrita. Certo, anche il pesce è ricco di Omega 3, ma chi usa un’acciuga come scrub? Un modo come un altro per dire che la canapa, oltre ad essere un concentrato di sostanze (più di 400), avrebbe una capacità mimetica nelle nostre vite non indifferente.

I farmaci a base di THC in Italia

Dal 2007, in Italia, è finalmente possibile acquistare prodotti farmaceutici contenenti canapa. In tali circostanze, il tanto agognato THC è il protagonista assoluto. Compagno fedele di chi soffre di dolori derivati da sclerosi o lesioni di midollo, il THC, in tandem con il CBD (quello “legale”, per quanto s’intestardisca la Lega), aiuta anche ad alleviare i sintomi di cure invasive, come la chemioterapia per i tumori. L’empatia che il nostro corpo ha con la canapa deriva proprio dalla sostanza principale della pianta, per l’appunto i cannabinoidi: 100 di questi, presenti nella pianta, si associano alla nostra produzione del sistema endocannabinoide. I ricettori di questo sistema, sparsi su tutto il corpo, influiscono sulla percezione del dolore, sull’umore e sull’appetito (ebbene sì).

Il nostro corpo produce naturalmente cannabinoidi

Quando Henry Ford presentò, nel 1941, la Soybean Car – meglio nota come Ford Cannabis o Hemp Body Car – gli venne criticato di non esser stato fedele al progetto e di aver unito materiali plastici tradizionali a quelli naturali (soia e canapa) tanto millantati. Nessuno obiettò sul carburante, etanolo di canapa, un prodotto che oggi viene presentato come il carburante del futuro e che, invece, ha già vissuto più settant’anni di vita. Si dice spesso che l’industria petrolifera abbia messo al bando la canapa per tagliare la concorrenza: certo o meno che sia, non si può restare indifferenti di fronte al suo potenziale e alla sua duttilità. La canapa, fino a prova contraria, non ha mai ucciso direttamente nessuno. Nemmeno chi la fuma.

Il digiuno di Marco Cappato per la legalizzazione della cannabis
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