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L'uomo sta causando la sesta estinzione di massa tra gli animali

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Prima sono stati i vulcani poi i meteoriti e le glaciazioni, ora invece è l'uomo, ultimo arrivato, a causare un'estinzione di massa sul pianeta, la sesta in mezzo miliardo di anni. Un primato per l'umanità: da quando esiste la vita, infatti, nessun essere vivente aveva mai inflitto danni simili all'ecosistema e causato un così vasto e sistematico genocidio.

Un'estinzione lunga 40 anni

La storia del nostro pianeta risale nel tempo fino a 4,5 miliardi di anni fa, ma la vita è apparsa molto dopo. La prima grande estinzione di massa risale a mezzo miliardo di anni fa ed è poi stata seguita da altre quattro, chiamate le Big Five:


  • Ordoviciano-Siluriano (circa 450 milioni di anni fa)
  • Devoniano superiore (circa 375 milioni di anni fa)
  • Permiano-Triassico (circa 250 milioni di anni fa)
  • Triassico-Giurassico (circa 200 milioni di anni fa)
  • Cretaceo-Paleocene (circa 65 milioni di anni fa)

La Terra è entrata ora nella sua sesta estinzione di massa, una minaccia ambientale peggiore di qualsiasi altra perché irreversibile. Secondo il Living Planet Index del WWF e della Zoological Society of London, dal 1970 al 2014 il 60% delle specie di vertebrati è in pericolo o è scomparso a causa delle attività umane: sovrasfruttamento degli ambienti naturali, cambiamento climatico, inquinamento, specie invasive, dighe e miniere. In alcune aree del pianeta, ad esempio il Sud America, dove l'erosione degli ecosistemi come l'Amazzonia è aumentata costantemente nell'ultimo secolo, la percentuale sale all'89%, «il più alto tasso di estinzione in tutto il mondo tra i vertebrati» per il WWF. Oltre 31.000 specie sono state inserite nella red list della IUCN, dal famoso rinoceronte nero al meno noto colibrì colombiano, dall'orango di sumatra al gorilla di montagna. Ora sembra che questo processo stia accelerando, come rivela uno studio dei prof. Gerardo Ceballos dell'Universidad Nacional Autonoma de Mexico, Paul Ehrlich della Stanford University e Peter Raven del Missouri Botanical Garden (che trovate qui).

L'estinzione sta accelerando

Lo studio di Ceballos, pubblicato sulla National Academy of Science, punta il suo sguardo su circa 29.400 specie di vertebrati terrestri per individuare quelle composte da meno di 1.000 esemplari e considerate sull'orlo dell'estinzione: in tutto 515, circa l'1.7% del totale. A queste poi sono state aggiunte le specie con meno di 5.000 esemplari, altre 384, e gli studiosi si sono accorti che l'84% di esse si trova ai tropici, una tra le aree più importanti per la biodiversità del pianeta. Lo studio dimostra che la sesta estinzione di massa, quella causata dagli umani, sta accelerando, per molte ragioni:


  • Molte delle specie esaminate scomparirà nel termine di pochi anni.
  • Queste specie sono geograficamente vicine ad altre già in pericolo, che probabilmente seguiranno lo stesso destino.
  • Le specie in pericolo sono altamente connesse con altre e la loro estinzione porterà altra estinzione.
  • La pressione umana continuerà ad aumentare.

Gli studiosi hanno avvertito che questo processo, irreversibile, causerà il collasso dell'intero ecosistema terrestre perché: «se togli da un muro un mattone non succede niente, ma se ne togli troppi la casa crollerà» ha detto Ceballos. «Milioni di esemplari sono scomparsi dal 1900, in particolare negli ultimi decenni» afferma lo studio. «Ogni volta che la Terra perde una specie vivente, la capacità di sopravvivenza dell'intero ambiente diminuisce» e l'umanità ne subirà le conseguenze perché abbiamo «bisogno di un clima stabile, acqua fresca, insetti necessari all'agricoltura e al controllo delle malattie, impollinatori e così via, tutti aspetti legati a un ecosistema funzionante». Per capire la magnitudine del fenomeno: se l'andamento fosse naturale, nel periodo tra il 1900 e il 2050 avrebbero dovuto scomparire 9 specie, invece se ne estingueranno 1.058 (543 già scomparse, 515 a rischio), un numero 117 volte superiore alla media e che la Natura avrebbe impiegato 11.700 anni per raggiungere. Dobbiamo invertire la rotta.

Una Roadmap dal 2020 al 2050

Questa estinzione indiscriminata delle specie viventi sta conducendo l'umanità verso l'autodistruzione. Lo stesso spillover del coronavirus è stato causato dall'impatto umano sulla fauna, in quel caso selvatica, al traffico che se ne è fatto e all'erosione continua dello spazio vitale di queste specie. «Il vaccino contro il coronavirus sarebbe stato l'habitat naturale. La pandemia è un importante esempio di quanto stiamo minacciando la natura».

I colossi dell'automotive uniti per salvare le specie animali

Proprio sulla sesta estinzione di massa, Donatella Bianchi, presidente del WWF Italia, ha dichiarato: «Il mondo ha bisogno di una Roadmap dal 2020 al 2050 con obiettivi chiari e ben definiti, di un set di azioni credibili per ripristinare i sistemi naturali e ristabilire un livello capace di dare benessere e prosperità all’umanità. È fondamentale un accordo globale, ambizioso ed efficace per la natura e la biodiversità, come è avvenuto per il cambiamento climatico in occasione della Conferenza di Parigi nel 2015». Nel frattempo i prof. Ceballos ed Ehrlich hanno lanciato un'iniziativa chiamata StopExtinctions (che trovate qui), perché, come ha affermato Ceballos, la combinazione della sesta estinzione di massa con l'impatto del climate change travolgerà la nostra specie come «uno tsunami».

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