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Non ci servono 60.000 sceriffi del coronavirus

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Per tamponare il caos post quarantena, lo Stato pensa di ingaggiare 60.000 “assistenti civici”, un esercito di volontari che avranno il compito, oltre l'assistenza, di far rispettare le regole della Fase 2 dell’emergenza coronavirus. Ma il rischio è che si tratti di una istituzionalizzazione dei delatori da balcone, quelli pronti a chiamare la Municipale se qualche runner appariva all’orizzonte. La sindrome dello sceriffo è dietro l’angolo.

Delatori (impreparati) in pettorina

Mentre l’arrivo dell’app Immuni e di una solida rete di contact tracing per il coronavirus ritarda ancora e slitta a giugno, le strade delle nostre città potranno essere invase da uomini e donne in pettorina blu, pronti a difendere l’ordine costituito e ricordare l’uso di mascherine, della distanza di sicurezza e il divieto di assembramenti. Un vago ricordo delle ronde per la sicurezza di qualche tempo fa, progetti naufragati dal sapore di stato di polizia. E il pericolo più grande è quello di riversare in strada persone impreparate a gestire situazioni critiche, come le maxi risse che hanno segnato questo weekend.

Il sindaco che usa i droni per sorvegliare chi non rispetta la quarantena

Insomma, grandi preparativi per una forza che rischia di diventare al tempo stesso capro espiatorio e mandatario della rabbia sociale che sta caratterizzando il post quarantena per il coronavirus. Intanto il bando, che ancora deve essere lanciato, sarà gestito dalla Protezione Civile e si rivolgerà a pensionati, inoccupati, lavoratori in cassa integrazione e beneficiari del reddito di cittadinanza. Le loro armi? Secondo quanto dichiarato al Tg1 dal ministro per gli Affari regionali e le autonomie Francesco Boccia saranno «il loro sorriso e la loro educazione» che ricorderanno nei luoghi dell'assembramento come parchi o piazze «che bisogna fare ancora qualche sacrificio». Sceriffi senza alcun potere di polizia e dal cuore d’oro che con dolcezza dovrebbero confrontarsi con i luoghi della movida frequentati dai giovani e dall’alcol. Che cosa potrebbe andare storto?

Contact tracing versus assistenti civici

Il “sorriso” degli assistenti civici non fermerà il coronavirus, a differenza di quello che avrebbe potuto fare un’app studiata per tracciare i contagi come avvenuto in altri Paesi. Esempio virtuoso, la Germania che, grazie a un comparto sanità efficiente, unito a un sistema di rilevamento dei contatti e i test per i sospetti positivi, è riuscita a tenere sotto controllo la crisi dovuta al coronavirus. E in Italia? L’app Immuni slitta ancora di dieci-quindici giorni, mentre la movida riprende quasi come prima del virus. L’idea migliore che è venuta in mente al Governo è stata quella di istituire una forza di para polizia che dovrebbe tamponare la mancanza di una pianificazione lungimirante e un efficace sistema di tracciamento. Soluzione che sa di squadrismo improvvisato, ma pur sempre in linea con il modus operandi di un Paese che pensava di battere il coronavirus a colpi di “andrà tutto bene”. Insomma, più che migliori, siamo ancora più ingenui di prima. E forse anche un po’ più sceriffi in pettorina.

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