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Nomadland ha vinto il Leone d'Oro raccontando gli houseless

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L’ultimo film presentato in Concorso alla 77esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia ha messo d’accordo tutta la giuria presieduta dal Premio Oscar Cate Blanchett. Nomadland di Chloé Zhao riceve il Leone d’Oro. La regista cinese, trapiantata negli USA, dopo aver ottenuto il plauso della critica per il bellissimo The Rider (2017), continua la sua ascesa con l’adattamento cinematografico di un libro d’inchiesta scritto da Jessica Bruder. Nomadland viaggia ora inevitabilmente verso le nomination agli Oscar insieme alla sua protagonista Frances McDormand.

La storia di Nomadland

Una donna, Fern, è costretta a intraprendere una vita da nomade in seguito al progressivo spopolamento della città dove ha vissuto per tanto tempo con il marito. Questa è divenuta un abbandonato centro urbano dai toni spettrali e post-apocalittici dopo che l’azienda mineraria locale ha chiuso i battenti. Un panorama che in Italia conosciamo bene, soprattutto al sud dove, tra il 1975 e il 2015, i piccoli comuni hanno perso più della metà della popolazione, secondo l’ultima rilevazione Anci/Istat. Il personaggio interpretato dalla McDormand si trova a vivere una situazione che non ha scelto e che riguarda moltissimi statunitensi dopo la crisi economica del 2008. Quello di Fern è un viaggio senza meta, è l’unica opportunità di poter tornare a sentirsi libera. Bisogna però fare attenzione alla terminologia, Fern non si considera e non è una homeless, bensì una houseless.

Attori e nomadi reali

In Nomadland gli unici attori professionisti sono Frances McDormand e David Strathairn. Accanto a loro interpreti reali, veri houseless, eccezionali davanti la macchina da presa. «La scelta di vivere in questo modo dipende anche dall'enorme disparità economica del nostro Paese, c'è troppa differenza tra chi ha e chi non ha. Ma Chloé non voleva fare un film politico, voleva solo raccontare la vita di queste persone», commenta McDormand. «Come avete visto nel film molti dei personaggi fanno parte di una generazione ben precisa, uomini e donne che hanno vissuto la gran parte della loro vita in una casa e poi hanno deciso di partire. Su questo ci volevamo concentrare, su questo punto di vista che a noi è parso estremamente affascinante». Chloé Zhao crea un’empatia perfetta tra questo aspetto di realtà e quello di finzione. Nomadland è un film onesto che segue una donna e i suoi incontri, con grande lucidità, correttezza, mantenendo una straordinaria purezza naturalistica. «Passando del tempo con i nomadi si parla di rocce, di sole, di erba... tutte cose così lontane da noi che viviamo in città» aggiunge la regista. I paesaggi statunitensi così selvaggi e indomiti, ritratti dalla fotografia di Joshua James Richards, mostrano una bellezza inattesa in quello che di per sé resta il racconto tragico di una donna che vive in un camper sfornito di ogni cosa, in un continuo vagare alla ricerca di un lavoro saltuario e stagionale.

Diventare houseless, i nuovi nomadi

Il fenomeno degli houseless, persone che scelgono volontariamente il nomadismo, non ha un corrispettivo in Europa. Negli Usa rappresentano un numero elevato della popolazione senza fissa dimora. Da una ricerca del Washington Post sembra che gli abitanti delle RVs (in pratica, i camper) siano circa 1 milione, un dato in crescita da anni. Non solo adulti soli, ma intere famiglie che volontariamente vendono casa e si “trasferiscono” sulla strada, come i Meinhofer che hanno dichiarato, a proposito di questa scelta: «Stiamo ridefinendo il sogno americano. È la ricerca della felicità, che non è solo una villetta con quattro camere da letto e un doppio garage». Ma la realtà quotidiana dei workamper, dei nomadi del nuovo millennio, in gran parte sopra i 50-60, può essere ben lontana da un sogno e diventare dura e deprimente, come ha scoperto Jessica Bruder durante le ricerche per il libro da cui è tratto il film. Una realtà in equilibrio precario tra l’incertezza economica e le opportunità di lavoro che il film Leone d’Oro scandaglia in profondità, consacrando definitivamente Chloé Zhao (Zhao Ting, il suo nome d’origine) tra le migliori autrici del nostro tempo, ennesima grande regista emersa in questi anni.

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