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'Madre' è il film di Bong Joon-ho che devi vedere

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Bong Joon-ho torna nei cinema italiani, questo fine settimana, con Madre, opera che, assieme a Memories of Murder e Parasite, compone una triade sacra della sua produzione. Un film amaro e potente che rimesta nell’oscurità con delicatezza, parlando di giustizia, sociale e umana, e, soprattutto, ritraendo una donna che combatte per il proprio figlio, da sola contro tutti.

Madre di Bong Joon-ho

Bong Joon-ho era appena uscito dal grande successo di Host, quando decise di realizzare Madre (Madeo). Un capovolgimento completo, dal kolossal horror a un film minimale, compassato, amaro ma che, con Host, condivideva l’orrore. Yoon Do-joon è un ragazzo che vive con la madre in una piccola cittadina della Corea del Sud. A causa del suo deficit mentale e degli evidenti problemi relazionali di cui Do-joon soffre, la madre (che nel film non ha un nome, è semplicemente “la mamma”) è diventata l’ombra del ragazzo. Iperaprotettiva, apprensiva, maniaca del controllo, lo osserva di continuo fino alla sera in cui Do-Joon si ferma a un bar per bere qualcosa. Si ubriaca e, forse, uccide una studentessa gettando nello sconforto tutto il paese.

Le poche e poco convincenti prove a carico del giovane spingono la polizia ad arrestarlo per omicidio e a chiudere il caso. La madre, però, non si arrende e inizia una lotta disperata per salvare il figlio dall’ergastolo. Assume una difesa aprioristica di Do-joon, perseguendola oltre ogni confine morale, legale e sociale, sprofondando anche lei nell’abisso oscuro dal quale vorrebbe salvare il figlio. Un’icona femminile mossa da un istinto materno malato, per la quale non si riesce a parteggiare ma di cui si comprendono gli atti alla luce di una società coreana patriarcale e spietata, che Bong Joon-ho dipinge sullo sfondo della storia.

Perché vedere Madre di Bong Joon-ho

La madre ci instilla un dubbio morale mentre si muove nella cornice slavata della fotografia di Hong Kyung-pyo e Bong Joon-ho. Un dubbio dissociante che ci consuma senza soluzione. Sullo sfondo una Corea diversa da quella di Memories of Murder, forse meno totalitaria, ma patriarcale e spietata. Una nazione dove le donne come la protagonista, povere e sole, sono schiacciate e costrette a combattere ben oltre i propri limiti morali per difendere quel poco che hanno. Madre è una storia che si tramuta via via in giallo e in dramma ma, diversamente da Memories che pure gli somiglia molto, senza alcuna tintura ironica. Una mancanza che trasforma l'oppressione dominante nella pellicola in un vicolo cieco da cui è impossibile sfuggire e che rende difficile empatizzare con i personaggi. Un'assenza rumorosa, quindi, ma perfettamente funzionale al messaggio del film: pessimistico e tragico.

La triade di Bong

A rivedere oggi la notte degli Oscar 2020 sembra di osservare un mondo lontano. Quel 9 febbraio, mentre le star del gotha hollywoodiano calpestavano il red carpet del Dolby Theater, la pandemia non era altro che una voce strisciante, un timore che si profilava ancora lontano. L’ultima notte degli Oscar prima del lockdown mondiale, fu storica: vide trionfare come Miglior Film un’opera non americana.Parasite di Bong Joon-ho sbancò un’edizione che, pure, era ricchissima di candidati straordinari, segnando una prima svolta per il cinema coreano che aveva, per anni, costruito pazientemente la sua audience in occidente. I film made in Seoul, infatti, sono stati tra i capolavori emergenti degli ultimi anni (ve ne consigliamo alcuni qui). Wong Kar-wai, Kim Ki-duk sono stati capaci di raccontare la loro società con uno sguardo profondo e caustico come non vedevamo, in Occidente, dagli anni settanta.

Bong Joon-ho ha raccolto i frutti di questo ricco filone producendo alcuni grandi successi come Host, ad esempio, e Snowpiercer. In questa straordinaria filmografia, tre opere compongono una vera e propria triade sacra: Memories of Murder, del 2003, Madre, del 2009, e Parasite, del 2019. Tre pellicole che mostrano la visione cupa e pessimista sulla società di Bong Joon-ho, in cui la narrazione si muove attraverso archetipi universali e simboli che le rendono racconti universali e fanno loro trascendere il contesto culturale in cui si muovono. Come la roccia di Parasite, di cui abbiamo parlato nel video qui sotto, anche la madre di Madeo è un archetipo tanto simbolico quanto profondamente materico, crudo e genuino. L’incarnazione su celluloide di una visione registica che riesce sempre a rivelare le nostre più oscure contraddizioni.

I simboli di Parasite

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