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L'inquinamento trasporta il coronavirus, è confermato

Il coronavirus viaggia con l’inquinamento. Secondo la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), esiste una correlazione fra Sars-CoV-2 e particolato atmosferico. Il virus sarebbe stato ritrovato sulle particelle in aria, suggerendo che in alte concentrazioni di PM10 il coronavirus possa essere trasportato dalle polveri, come già avviene per morbillo, Sars e aviaria.

La terza via di contagio?

Secondo quanto riportato da Gianluigi De Gennaro all’Agi: «Questa è la prima prova che l'RNA del SARS-CoV-2 può essere presente sul particolato in aria ambiente, suggerendo così che, in condizioni di stabilità atmosferica e alte concentrazioni di PM, le micro-goccioline infettate contenenti il coronavirus SARS-CoV-2 possano stabilizzarsi sulle particelle per creare dei cluster col particolato, aumentando la persistenza del virus nell'atmosfera come già ipotizzato sulla base di recenti ricerche internazionali».

Inquinamento atmosferico in Pianura Padana

Inquinamento atmosferico in Pianura Padana

«L’individuazione del virus sulle polveri potrebbe essere anche un buon marker per verificarne la diffusione negli ambienti indoor come ospedali, uffici e locali aperti al pubblico. Le ricerche hanno ormai chiarito che le goccioline di saliva potenzialmente infette possono raggiungere distanze anche di 7 o 10 metri, imponendoci quindi di utilizzare per precauzione le mascherine facciali in tutti gli ambienti». Ma non è ancora detto che le particelle di PM10 possano rappresentare la terza via al contagio. «La prova che l'RNA del SARS-CoV-2 può essere presente sul particolato in aria ambiente non attesta ancora con certezza definitiva che vi sia una terza via di contagio. Tuttavia, occorre che si tenga conto nella cosiddetta Fase 2 della necessità di mantenere basse le emissioni di particolato per non rischiare di favorire la potenziale diffusione del virus».

La pandemia nelle zone inquinate

La progressione dell’epidemia ha dimostrato come le aree con più alte concentrazioni di particelle inquinanti siano quelle in cui la pandemia si è dimostrata più aggressiva. L’epidemiologo Prisco Piscitelli ha infatti spiegato che «esposizioni croniche ad elevate concentrazioni di particolato atmosferico, come quelle che si registrano oramai da decenni nella Pianura Padana, hanno di per sé conseguenze negative sulla salute umana, ben rilevate e quantificate dall’Agenzia Europea per l’Ambiente, rappresentando anche un fattore predisponente a una maggiore suscettibilità degli anziani fragili alle infezioni virali e alle complicanze cardio-polmonari. È arrivato il momento di affrontare il problema».

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