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L'educazione sessuale migliora la vita dei giovani. Perché ci spaventa?

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Ne hanno sentito parlare dagli amici e lo hanno conosciuto dai video su Internet o grazie a qualche ricerca su Google: i ragazzi e le ragazze sono incuriositi dal sesso ma non lo conoscono e ciò fa sì che vi si approccino con molta inconsapevolezza e, di conseguenza, incoscienza: infatti, meno del 50% di loro afferma di usare il preservativo come pratica abituale. Come spiega Sabina Fasoli, sessuologa e psicologa, «i giovani vivono il sesso in modo lineare, come una performance». E ne hanno paura. Una delle cause è la mancanza di una buona educazione sessuale, che faccia possibilmente qualcosa di più stimolante che riunire i ragazzi in una palestra. Perché educare bene al sesso porta benefici non solo ai giovani ma all’intera società. Che cosa stiamo aspettando a portare l’educazione sessuale nelle scuole?

Com’è l’educazione sessuale in Italia

«Proteggiti e non rimanere incinta»: l’educazione sessuale nelle scuole italiane può essere riassunta con questa frase. Le tematiche che di solito vengono affrontate durante l’ora di educazione sessuale riguardano principalmente la prevenzione: si parla di contraccezione e infezioni sessualmente trasmissibili, spiega Fasoli. «In realtà l’educazione sessuale insegna molto altro, dal funzionamento sessuale e del corpo umano, ai diritti, ai valori e le norme, alle emozioni, alle relazioni e agli stili di vita». La buona educazione sessuale porta con sé anche dei principi di educazione emotiva, che non può che fornire coordinate positive ai ragazzi che vivono uno dei cambiamenti più complessi della loro vita.

Perché allora l’ora di educazione sessuale è così mortificata? Spesso sono gli stessi dirigenti scolastici che non vogliono prendersi la responsabilità di parlare di sesso, visto che per moltissimi genitori è ancora un tema da trattare in privato e non in pubblico, e da posticipare il più possibile nella discussione, come se questo potesse evitare di metterli in pericolo. Ma è un paradosso, come spiega Fasoli. «Si vuole proteggere i figli dal sesso, rendendolo innominabile. Questo comportamento, però, espone i ragazzi a gravi rischi per la salute, compromettendo anche il loro benessere».

C’è poi un’altra questione che rende difficile parlare di sesso nelle scuole. A oggi, spiega Fasoli, non esiste in Italia una regolamentazione statale sull’educazione sessuale, come c’è invece in altri Stati europei, ad esempio nei Paesi Bassi, dove cominciano a parlarne fin dall'asilo e in Germania, dove è materia obbligatoria fin dal 1968. L’educazione sessuale, quindi, è lasciata alla discrezione dei singoli istituti scolastici. E per molte scuole diventa addirittura complicato trovare i fondi per pagare gli educatori sessuali.

E come dovrebbe essere

Come dice Fasoli, lo scopo dell’educazione sessuale è quello di mettere i giovani nella condizione di essere in grado di gestire in modo responsabile, sicuro e appagante la propria sessualità, la propria vita affettiva e le relazioni. Una mancata educazione sessuale non porta solo a maggiori rischi per la salute o a gravidanze indesiderate, ma può far sentire i ragazzi «più autorizzati a violare i diritti degli altri». «Le ricerche ci dicono che educare i giovani sul sesso fa bene: diminuiscono le gravidanze non volute e si alza l’età della prima volta, perché i ragazzi non cercano rapporti sessuali per tentare di capire che cosa siano e in che cosa consistano».

Certo, non basta parlare di sesso per migliorare la vita dei ragazzi. Bisogna farlo bene e coni giusti metodi, perché riunire i ragazzi in cerchio in una palestra non è sufficiente. «Le metodologie sono diverse: non c’è solo la lezione frontale, che può risultare noiosa», spiega Fasoli. «Per esempio, si fanno confrontare i ragazzi tra di loro, attraverso la cosiddetta peer education, si usano cartelloni, giochi interattivi e carte, si fanno collage». In particolare, tra queste metodologie, la peer education è tra le più efficaci, secondo Fasoli, perché i coetanei vengono percepiti come soggetti credibili dai ragazzi, a differenza di un adulto che può essere visto come “lontano”. Il ruolo dei “grandi” deve essere, infatti, un altro.

Il ruolo degli adulti

Un adulto, soprattutto se è un insegnante e non un educatore sessuale, può provare imbarazzo a parlare di sesso con i ragazzi. Per questo, è importante instaurare con loro un rapporto che sia aperto e non giudicante. E che soprattutto tenga conto della loro privacy.«Quello che viene detto in classe, resta in classe. L’adulto deve essere un arbitro».

Si può, però, guardare ancora più lontano per una buona educazione sessuale. «Potrebbe essere utile aprire uno sportello di educazione sessuale nelle scuole, magari facendo combaciare la figura dello psicologo, che in molte realtà è già presente, con quella dell’educatore sessuale», dice. «I ragazzi oggi sono spaesati. Si approcciano al sesso in modo inconsapevole. E soprattutto non hanno una visione olistica del piacere sessuale». I modi per fare corretta educazione sessuale esistono, e portano soltanto vantaggi, creando ragazzi – e quindi futuri adulti – più preparati, più sicuri, più appagati e in grado di trasmettere gli stessi insegnamenti.

Questo articolo nasce in collaborazione con DUREX per il programma ‘A Luci Accese’, con l’obiettivo di fare luce su tabù e pregiudizi, per diffondere una sessualità sana, a partire dalle scuole. Come sottolineano i dati emersi dalla ricerca condotta dall’Osservatorio Giovani e Sessualità 2022, l’educazione sessuale è un’esigenza e una priorità indispensabile.

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