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Come Disney+ rivoluzionerà lo streaming in Italia

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Dal prossimo 24 marzo Disney+ arriverà in Italia: il servizio streaming del colosso dell’animazione, proprietario anche dei franchising Star Wars e Marvel, è già attivo negli Stati Uniti dallo scorso novembre e promette di fare concorrenza a multinazionali come Netflix e Amazon Prime Video, anche grazie ai prezzi concorrenziali. Cosa cambierà nel mondo dello streaming, con la presenza del colosso fondato da Walt Disney nel lontano 1923?

Il lancio di Disney+ in Italia

Fino al 23 marzo 2020 sarà possibile usufruire di un’offerta di abbonamento annuale per Disney+ vantaggiosa (circa 60 €) rispetto a Netflix, che ha, a sua volta, uno dei costi di sottoscrizione più alti: complice anche la lotta agli account condivisi e alla pirateria, intrapresa da mesi dalla compagnia di Reed Hastings. Amazon è al momento, comunque, la soluzione streaming più accessibile: gratuita per chi sottoscrive i 36 euro l'anno del servizio Prime.

La presentazione i Disney+

La presentazione i Disney+

Ma sarà sull'offerta di contenuti originali, più che sul prezzo, che si combatterà la guerra dello streaming. Su Disney+ sarà possibile vedere non solo i grandi classici, ma anche prodotti Marvel e Pixar, oltre all’intera saga di Star Wars e alla relativa serie spin off The Mandalorian, sviluppata proprio da Disney all’indomani dell’acquisizione dei diritti della Lucasfilm. Non ci sarà solo intrattenimento per i più piccoli (e per adulti nostalgici): sarà anche possibile vedere i documentari di National Geographic, per unire il divertimento all’informazione.

Disney alla conquista del mondo

Il colosso fondato dai fratelli Disney e guidato ora da Robert A. Iger ha sicuramente il vantaggio di avere uno zoccolo duro di fan e potenziali sottoscrittori: se le serie tv Netflix e Amazon ci hanno accompagnato nell’età adulta, Disney ci ha fatto crescere e non smette di condizionare la cultura popolare delle nuovissime generazioni.

Da anni Disney sta riproponendo i suoi classici in versione live action

Da anni Disney sta riproponendo i suoi classici in versione live action

Negli ultimi anni la sua spinta creativa sembra essersi un po’ arenata, lo dimostrano gli infiniti progetti di live action che ripropongono con attori in carne e ossa i classici intramontabili: Aladdin, La bella e la bestia, Lilli e il vagabondo e l’ultimissimo e attesissimo Mulan. Per non parlare de La sirenetta, con le conseguenti polemiche a strascico sulla scelta di un’attrice nera (la cantante Halle Bailey) nel ruolo di Ariel. L’acquisto di Lucasfilm e l’imposizione del registro Disney ai film della saga di Star Wars ha giovato in termini economici alla compagnia, facendole però perdere molti fan storici, delusi dal tono troppo politically correct assunto dal franchising più longevo del mondo.

Disney, attenta alla tua gloria

Ma Disney+ potrà contare su una concorrenza praticamente nulla, per diversità di contenuti e di pubblico di riferimento. Deve però fare attenzione a non cadere vittima della sua stessa gloria, spingendo troppo l’acceleratore su prodotti che sono una copia (spesso sbiadita) dell’originale: Pixar a parte, ormai unico comparto creativo originale della multinazionale, Disney è ormai al 90% una fabbrica di remake, spesso contestati e nati sotto una cattiva stella. Le polemiche su Ariel nera e su Mulan senza Li Shang (eliminato dal film per non scontentare il movimento MeeToo con una storia d’amore tra “capo” e “allieva”) non sono rigurgiti di razzismo e maschilismo, come molta critica si affretta a bollarli.

Onward è stato censurato in Russia

Onward è stato censurato in Russia

Testimoniano lo smarrimento da parte del pubblico che vede mutilare le proprie storie d’infanzia, baluardo di valori forse antichi, ma che non meritano di essere stravolti in questo modo: soprattutto se l’alternativa c’è. Disney potrebbe avere il coraggio di modernizzarsi puntando su temi d’attualità con storie originali, fresche e che sappiano parlare ai giovani del 2000: l’uscita di Onward, con il primo personaggio gay della storia del colosso d’animazione (e per questo censurato in Russia), potrebbe fare da apripista per un futuro in cui non ci si “scandalizzerà” più per personaggi che rappresentano minoranze, perché saranno protagonisti della propria storia, non di quella di qualcun altro. Se Disney ci riuscirà, ed è una delle poche aziende capaci di farlo con grandi numeri, sbaraglierà qualsiasi concorrenza.


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