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Il Recovery Fund è un accordo storico (ma non è un regalo)

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Chi avrebbe scommesso su Conte, questo avvocato prestato alla politica, questo presidente del consiglio suo malgrado, quando si è trovato a gestire una pandemia (non senza errori) e poi la durissima trattativa nell'Unione Europea? Eppure, bisogna riconoscerglielo, Giuseppe Conte ha portato a casa un accordo storico per il continente e per l'Italia. Ma il Recovery Fund, per quanto generoso, non è un regalo. Cosa contiene e cosa comporta per noi?

Cosa c'è nel Recovery Fund

Il vertice UE si è aperto quattro giorni fa ed abbiamo capito subito che ci sarebbe stato da lottare. Da un lato i paesi del Mediterraneo, guidati dall'Italia, dall'altra i "paesi frugali" (definizione molto cattolica) capeggiati da Mark Rutte dell'Olanda, Austria, Danimarca, Finlandia e Svezia. Mark Rutte è il politico "frugale" per eccellenza: vive in un piccolo appartamento, paga da solo i suoi conti, va al lavoro in bicicletta o con la Saab. Insomma nelle aule di Bruxelles si è consumato uno scontro culturale prima che politico, un conflitto atavico dell'Unione Europea, quello tra governi virtuosi del nord (compresa l'Olanda paradiso fiscale) e quelli spreconi del sud, che è stato, infine, superato trovando un compromesso e aprendo una via per il futuro del continente. I fondi stanziati, saranno:

  • Totale di 750 miliardi €
  • 390 miliardi € in sussidi
  • 360 miliardi € in prestiti

Per l'Italia, che ha ottenuto la parte maggiore del Recovery Fund, saranno:

  • Totale di 200 miliardi €
  • 80 miliardi € sussidi
  • 120 miliardi € prestiti

Ma questi fondi saranno vincolati a una serie di obblighi che l'Italia e gli altri paesi dovranno rispettare.

Cosa comporta il Recovery Fund

Il Recovery Fund non è un regalo, in particolare per l'Italia che resta il sorvegliato speciale d'Europa per la sua difficoltà a varare riforme strutturali, gestire le proprie finanze e combattere la corruzione. Il prossimo autunno tutti gli Stati che vorranno accedere al fondo Next Generation Eu dovranno presentare un piano di riforme che investa in politiche verdi (nel solco del Green New Deal europeo), digitali e nelle "raccomandazioni" dell'UE, ovvero la riforma di pensioni, lavoro, giustizia, pubblica amministrazione, istruzione e sanità. Il giudizio di Bruxelles sul piano di ogni paese dovrà essere approvato, come richiesto da Rutte, da una maggioranza di ministri qualificata (65%+) e le riforme saranno valutate lungo il percorso, col rispetto di obiettivi intermedi che vincoleranno i successivi esborsi di denaro. Inoltre i governi potranno richiedere una verifica per i paesi che devieranno dagli impegni presi, ma sarà comunque la Commissione ad avere l'ultima parola su qualsiasi decisione. Nell'accordo è stato introdotto, come condizione, il rispetto dello stato di diritto che dovrebbe influire sull'accesso al Recovery Fund di paesi come l'Ungheria di Orbàn, che da tempo hanno intrapreso un'evoluzione autoritaria accellerata dal coronavirus. Per l'Italia l'effetto dell'accordo si farà sentire già dalla prossima legge di bilancio.

La legge di bilancio del 2021

Erik Nielsen, capo di Unicredit Danimarca, ha fatto notare come, in questi giorni, moltissimi economisti dei "paesi frugali" fossero in subbuglio per le dichiarazioni del Ministro Gualtieri sull'eventuale diminuzione delle aliquote IRPEF mantenendo Quota 100. La firma di questo storico accordo, probabilmente, non solo vincolerà l'Italia dal punto di vista economico ma ne cambierà il linguaggio politico, costringendola, si spera, ad abbandonare certe sparate propagandistiche e populiste, perché la credibilità sarà la nostra moneta di scambio in Europa. Essere credibili sarà fondamentale per poter poi scommettere sul rilancio dell'Italia grazie ai fondi europei, partendo proprio dalla legge di bilancio del 2021 che si apre già con uno spostamento di 115 miliardi €, accumulati dai provvedimenti di quest'anno come il Cura Italia. Il MES potrebbe aiutarci, nel frattempo, ma le resistenze elettorali dei partiti al fondo salva stati rendono questa ipotesi difficile. Qualunque sia la via che l'Italia intraprenderà, il coronavirus e la ricostruzione seguente, hanno cambiato e cambieranno ancora il nostro paese, e l'Europa, per sempre.

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