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A Boris non serve una quarta stagione. È già perfetta così

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Duccio si avvicina ad Alessandro con fare sospetto, lo guarda e sussurra: «Nella fiction la fotografia non deve essere più bella di quella della pubblicità, sennò la gente cambia canale». Una verità che oltrepassa la quarta parete e colpisce lo spettatore come uno schiaffo, lo lascia F4 basito a pensare: “ecco perché”. Questa perla è un esempio dell’immensa miniera di citazioni, saggezza popolare e comicità che è Boris, ancora oggi la miglior serie italiana. I fan e il cast ora vorrebbero farla ripartire con una quarta stagione (confermata dalle parole del produttore Lorenzo Mieli, ndr), contravvenendo a quella stessa saggezza da loro diffusa: mai superare la terza stagione.

Una quarta stagione per Boris?

I fan di Scrubs, classico delle serie tv legato a doppio filo a Boris, lo sanno bene: l'ultima stagione revival/spin off di Medici ai Primi Ferri non dovrebbe esistere. Rischiamo la stessa cosa per la fuoriserie italiana? Col ritorno di Boris su Netflix e l’esplosione di meme che, già dieci anni fa, avevano fatto la fortuna di Boris online, i fan e il cast hanno cominciato a spingere per una nuova stagione. Su Change.org è nata una petizione che ha già raggiunto le 5.554 firme che afferma: «In questo paese troppe volte la qualità ha lasciato spazio alla mediocrità: è tempo che le piattaforme di streaming ripropongano un prodotto unico, attuale e tagliente come Boris! È giunto il tempo di “smarmellare, aprire tutto e fare le cose a cazzo di cane! DAI DAI DAI!”». Gli stessi interpreti del cast hanno dimostrato entusiasmo per il progetto, come Ninni Bruschetta e Caterina Guzzanti, rispettivamente Duccio e Arianna di Boris. Il freno maggiore resta l’assenza di Mattia Torre, geniale autore di Boris, e di Roberta Fiorentini, interprete di Itala, personaggio che rappresenta in tutto e per tutto l'Italia.

Non abbiamo bisogno di Boris 4

Ma al di là dell’operazione nostalgia abbiamo veramente bisogno di Boris 4? Davvero intervenire su una storia già conclusa, potrebbe arricchirla? Oppure è la solita mania di allungare il brodo, di cui abbiamo già parlato, che porterebbe la fuoriserie italiana da un lato all'altro della famigerata Linea Peter Jackson? Dagli universi cinematici composti di decine di film a saghe, composte da prequel, sequel e spin off, troppo lunghe per essere incisive, la nostra società ha un problema con le dimensioni. E col tempo che passa. La mania del remake o della riedizione ha già colpito molte serie tv o film del passato con esiti più deludenti che entusiasmanti: la nostalgia non può, da sola, eleggersi a prodotto o sostituirsi alla sana e genuina creatività. E se c’è un prodotto del passato che dovremmo difendere nella sua integrità é proprio Boris, lo specchio che riflette e smaschera la televisione italiana.

Boris così com’è, a cazzo di cane

«Non la vuole nessuno una fiction diversa. Ma tu ti rendi conto di cosa succederebbe se qualcuno facesse una fiction moderna, ben scritta, ben girata? Ma tutto un intero sistema industriale del nostro paese dovrebbe chiudere. Perché rivoluzionare un sistema che funziona già?». La saggezza posticcia di Lopez esplicita, nella terza stagione, tutto il sottotesto di Boris, serie che è essa stessa eccezione che conferma la regola su cui ironizza. Tuffarsi nel teatro dell’assurdo della fuoriserie italiana è un’esperienza unica e irripetibile, che non può essere riproposta e non merita una resurrezione fuori tempo massimo. Vogliamo rivivere quella magia? Allora creiamo qualcosa di nuovo, senza sguardi nostalgici al passato. Qualcosa che René Ferretti non avrebbe potuto fare nell’Italia in cui viveva, ma che forse noi, proprio grazie a Boris, possiamo permetterci.

La duplice natura di Boris, fenomeno di nicchia e pop, lo rende un prodotto unico nel panorama italiano

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